domenica 30 dicembre 2012

Concetto di famiglia

Oramai, nella società occidentale cosiddetta avanzata, è in atto da diversi anni un radicale mutamento della famiglia nel suo insieme, legato anche a fenomeni di crisi che si manifestano sempre più di frequente in seno alla stessa. Questo stato di cose ha di fatto reso più complicato l’uso del concetto di famiglia, almeno così come si conosceva. Tanto è vero che a essa non sembra più corrispondere quel modello di una precisa struttura sociale, dominante e facilmente rintracciabile all’interno della nostra tradizione culturale. Ne deriva quindi, secondo alcuni teorici, che in assenza di tali referenti empirici univoci non ha più senso parlare di famiglia e nemmeno del concetto stesso (cfr. Marzi, 2009). Se questo è vero, come ragionevolmente sembra esserlo, allora c’è da interrogarsi seriamente su come ricostruire quella famiglia intesa quale insostituibile - a mio modo di vedere s’intende - agenzia di socializzazione primaria.

mercoledì 12 dicembre 2012

Sette e finalità dei gruppi settari

Secondo la definizione comune, per setta si intende un’associazione di persone che seguono e difendono una particolare dottrina filosofica, religiosa o politica, che spesso si oppone proprio ad altra più diffusa o già affermata (cfr. TRECCANI). Prendendo in esame in questa breve riflessione le sette a sfondo religioso, aderisco al parere espresso da alcuni studiosi secondo i quali una setta giacché tale si caratterizzerebbe soprattutto per la manipolazione mentale degli adepti, ovverosia che pone in essere il cosiddetto brain-washing (lavaggio del cervello). Già da sola tale condotta sembra sufficiente a configurare un illecito di rilevanza penale, tuttavia ciò non solo non è sempre detto, ma spesso è difficilmente dimostrabile. Di certo è che in casi simili è ragionevole affermare che ci troviamo di fronte ad un comportamento deviante da valutare con attenzione. Il secolo scorso il teologo e sociologo Ernst Troeltsch (1865-1923) definì tipo-mistico quel gruppo religioso che s'interessa scarsamente della società circostante, preferendo concentrare l’attenzione sull'auto-perfezionamento dei suoi membri (cfr. CESNUR). Ebbene, a mio modo di vedere tale fare di questi gruppi altro non può che trovare consenso se non attraverso il brain-washing, proprio perché finalizzato all’auto-considerazione esasperata con conseguente convinzione di superiorità assoluta nei riguardi di tutti quelli che non appartengono allo stesso gruppo.

martedì 4 dicembre 2012

La strage di Umbertide

Un’orribile vicenda che vede come protagonista un padre che sopprime i suoi figli poiché, così riporta la stampa, in procinto di separazione dalla moglie la quale si era già trasferita con la prole a casa della sorella. Il motivo? Sembra che il marito non accettasse i cambiamenti della donna che aveva sposato e che per questo non riconosceva più. Di quali cambiamenti si parla? Entrambi musulmani, la donna si era integrata nel nostro Paese, trovato lavoro e si rifiutava di indossare il velo. Tutto questo avrebbe condotto l’uomo a premeditare il crimine per poi togliersi a sua volta la vita (gesto non riuscito), così dimostrerebbe una lettera trovata dai carabinieri in casa sua. Fin qui la cronaca, per il resto, la giustizia terrena farà il suo corso. Ebbene, quello che invece vorrei evidenziare è che gesta del genere non hanno nulla a che fare con il credo religioso come invece qualche “sommo giudice” della morale propala. Ora non è intenzione di quest’umile peccatore (cattolico cristiano) e studioso dei fenomeni islamici tenere una lezione sull’Islam, tuttavia voglio di seguito brevemente riassumere solo alcuni passaggi del Testo Sacro (Corano): Sura IV, An-Nisâ' (Le Donne). V. 29. “O voi che credete […], non uccidetevi da voi stessi […]”. V. 92. “Il credente non deve uccidere il credente, se non per errore […]”. V. 93. “Chi uccide intenzionalmente un credente, avrà il compenso dell'Inferno, dove rimarrà in perpetuo. Su di lui la collera e la maledizione di Allah e gli sarà preparato atroce castigo” (cfr. H. R. Piccardo, 2010). In questi versi emergono almeno due elementi: l’Islam vieta sia il suicidio sia l’omicidio. Ne deriva pertanto che l’omicida in esame null’atro è che un criminale, al di là dell’appartenenza religiosa.